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Posted by on 15 Gen 2014 in Campagne, Giustizia, Rassegna Stampa, Rassegna Stampa | 0 comments

Fini-Giovanardi, la Consulta decide il 12

Fini-Giovanardi, la Consulta decide il 12

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Il 12 feb­braio arriva davanti alla Corte costi­tu­zio­nale la legge Fini-Giovanardi per molte ecce­zioni di costi­tu­zio­na­lità che sono state sol­le­vate nei mesi e nelle set­ti­mane scorse dai giu­dici di merito e finan­che dalla Corte di Cas­sa­zione. Mar­tedì 21 gen­naio, a Roma (Sala Colonne, via Poli, ore 9,30), nel con­ve­gno pro­mosso da La Società della Ragione sulla «Fini-Giovanardi a giu­di­zio» saranno appro­fon­dite le moti­va­zioni che hanno por­tato la attuale legge anti­droga davanti alla Corte.

Intol­le­ra­bile fu l’arroganza con cui il Governo Ber­lu­sconi, nel 2006, al ter­mine di una legi­sla­tura in cui non era stato capace di tra­sfor­mare in legge un dise­gno volto ad aggra­vare il trat­ta­mento san­zio­na­to­rio penale dei con­su­ma­tori di dro­ghe, impose al Par­la­mento di appro­varne i con­te­nuti più dete­sta­bili attra­verso un maxi-emendamento a un decreto-legge moti­vato dall’imminente svol­gi­mento delle Olim­piadi inver­nali a Torino. Galeotta fu l’eterogeneità del decreto, che già disci­pli­nava il dia­volo e l’acqua santa: misure di sicu­rezza per le Olim­piadi e norme di favore per i tos­si­co­di­pen­denti reci­divi, appena col­piti oltre misura dalla inve­re­conda legge Cirielli. Eh già: nella foga della legge e dell’ordine, il Par­la­mento aveva infatti escluso anche i tos­si­co­di­pen­denti con pro­grammi tera­peu­tici in corso dalla sospen­sione della pena, cau­sando non pochi pro­blemi ope­ra­tivi. Biso­gnava met­tere una pezza, e il decreto-legge per le Olim­piadi sarà parso al Governo un buon treno cui aggan­ciare il vagon­cino con la carota per i tos­si­co­di­pen­denti reci­divi. Chissà se nella testa del legi­sla­tore d’emergenza fosse già chiara l’intenzione di far cre­scere quel vagon­cino a dismi­sura, fino a com­pren­dere l’intero dise­gno di legge gover­na­tivo cui Fini e Gio­va­nardi ave­vano dato il nome? Certo è che così andò e il Par­la­mento non ne poté nean­che discu­tere, sotto il ricatto della fidu­cia sia al Senato che alla Camera.

Quel che ne è venuto, è sotto gli occhi di tutti: un enorme rigon­fia­mento delle galere, in mas­sima parte cau­sato dalla legge sulle dro­ghe.
Meri­to­ria­mente la com­mis­sione giu­sti­zia della camera, su ini­zia­tiva di Daniele Farina e San­dro Gozi, ha ini­ziato a discu­tere della riforma di quelle norme puni­tive e cri­mi­no­gene, e si affac­ciano nuove pro­po­ste per la depe­na­liz­za­zione del con­sumo e della col­ti­va­zione a uso per­so­nale della can­na­bis. Sep­pur timi­da­mente, il governo ha già fatto la sua parte, inse­rendo nel decreto-legge in corso di con­ver­sione la distin­zione dei fatti di lieve entità dalle pre­vi­sioni rela­tive al traf­fico di sostanze stupefacenti.

A que­sto punto, la deci­sione della Corte costi­tu­zio­nale potrebbe san­cire un’inversione di rotta nella poli­tica sulle dro­ghe. La legge Fini-Giovanardi è cer­ta­mente inco­sti­tu­zio­nale per i vizi nel pro­ce­di­mento di con­ver­sione del decreto-legge che l’ha por­tata ad appro­va­zione. Vizi non dis­si­mili da quelli che hanno indotto il Qui­ri­nale a chie­dere al Governo di lasciar deca­dere il decreto «salva-Roma» e a sol­le­ci­tare un più attento esame dell’ammissibilità degli emen­da­menti ai decreti, legit­timi solo se ine­renti la mate­ria disci­pli­nata dal decreto e vin­co­lati a quella neces­sità e urgenza che ne ha giu­sti­fi­cato l’adozione. Così non fu al tempo delle Fini-Giovanardi, impro­pria­mente aggan­ciata a una norma di segno oppo­sto a quelle in essa con­te­nute: men­tre il decreto faceva salve alcune pecu­liari con­di­zioni di non puni­bi­lità dei tos­si­co­di­pen­denti, il maxi-emendamento gover­na­tivo ne faceva strame, desti­nan­doli mas­sic­cia­mente al carcere.

Col rin­vio alla Corte Costi­tu­zio­nale, quell’abuso di potere che sin dall’inizio è stato denun­ciato e con­te­stato nella sua appro­va­zione ha tro­vato final­mente il suo giu­dice naturale.

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