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Posted by on 19 Ago 2019 in Diritti Umani, Primo piano, Rassegna Stampa | 2 comments

Ancora una vittima della contenzione. Elena muore in un incendio, legata a un letto d’ospedale.

Ancora una vittima della contenzione. Elena muore in un incendio, legata a un letto d’ospedale.

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Il 13 agosto, Elena, una ragazza di neppure vent’anni, è morta nel fuoco sviluppatosi nel reparto psichiatria dell’ospedale di Bergamo. Era stata appena legata al letto (“bloccata”, hanno detto le autorità sanitarie: l’ipocrita eufemismo per indicare la contenzione) e per lei non c’è stato scampo

La morte di Elena è passata sotto silenzio o quasi. E alcuni dei pochi giornali nazionali che hanno dato la notizia si sono perfino dimenticati di dire che la ragazza era legata al letto. Come se la contenzione potesse essere una pratica “ordinaria”, in un luogo destinato alla cura.

E invece no. La contenzione è una pratica di dubbia legittimità giuridica, e il Garante Nazionale delle persone private della libertà si costituirà parte lesa nell’inchiesta aperta dalla Magistratura.

Già nel 2015, il Comitato Italiano di Bioetica si pronunciava per il superamento della contenzione, invitando le Regioni e le aziende sanitarie a predisporre iniziative e programmi per “ridurre fino a eliminare” una pratica che niente ha a che fare con la cura http://bioetica.governo.it/it/documenti/pareri-e-risposte/la-contenzione-problemi-bioetici/. Nel 2017, il rapporto della Commissione Diritti Umani del Senato giungeva alle stesse conclusioni.

Eppure, dai rapporti annuali del Garante Nazionale e di alcuni Garanti Regionali delle persone private – o limitate – nella libertà, emerge che molte Regioni e aziende non hanno neppure attivato un registro delle contenzioni.

Come uscire dall’ipocrisia e dall’indifferenza? – ci chiediamo, con rabbia e sgomento.

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2 Comments

  1. “Bloccata”, più che un eufemismo, è un modo per (non) dire che – lo riferisce la stampa locale -, oltre che legata al letto, Elena era stata chiusa a chiave nella sua stanza.

  2. LIVORNO. Con un morso le ha staccato di netto il mignolo destro. Terrore domenica sera, 16 giugno 2019, nel reparto di psichiatria, dove un paziente ricoverato in corsia avrebbe prima litigato con un medico, per poi aggredire un’infermiera livornese di 60 anni, Vania Orazio. La donna – in quel momento di turno al padiglione dieci – si è immediatamente messa a urlare chiedendo aiuto ed è stata soccorsa dai colleghi in servizio.

    Immediato il trasporto al pronto soccorso, che si trova proprio di fronte al dipartimento psichiatrico. La ferita al dito è parsa fin da subito molto preoccupante, tanto che la sessantenne è stata trasportata all’ospedale fiorentino di Careggi.

    NB: questa infermiera attualmente ha perso il dito dopo interventi non riusciti. Questo reparto era famoso per le Non Contenzioni, ma nessuno scriveva dei numerosi infortuni che accadevano al personale. Poi quest’anno un infortunio grave, questo… Uno fra i tanti non dichiarati. Anzi spesso non si denuncia infortunio per non mettere in cattiva luce la
    ” Non Contenzione”…

    Il problema non è la contenzione ma il Controllo accurato ove si pratica.

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