Giovedì 17 settembre 2026 alle ore 18.00, nella sede de la Società della Ragione a San Salvi, Padiglione 35, Firenze, presentiamo il libro di Cristina Badon «Classi pericolose» in attesa di giudizio. Le matricole di Regina Coeli e la repressione penale e sociale in Italia a fine Ottocento (1880-1899), pubblicato da Il Formichiere nel 2024.
Sarà presente l’autrice. Modera Giulia Melani. Discuteranno con Cristina Badon Franco Corleone, presidente onorario de la Società della Ragione, e Valeria Ferrari dell’Università La Sapienza di Roma.
Il volume prende le mosse da Regina Coeli, il carcere giudiziario della nuova capitale, per interrogare un passaggio cruciale della storia italiana. Tra gli anni Ottanta e Novanta dell’Ottocento, crisi economiche e conflitti sociali si accompagnano al rafforzamento degli apparati di pubblica sicurezza, alla svolta repressiva crispina e alle leggi “anti-anarchiche” del 1894. In questo quadro, la nozione di “classi pericolose” estende il sospetto dalla commissione di un reato alla condizione sociale, alle frequentazioni, alle idee politiche.
La ricerca di Badon si fonda sui registri matricolari di Regina Coeli dal 1880 al 1899. Ogni scheda conserva una straordinaria quantità di informazioni: il motivo dell’arresto, l’autorità che lo dispose, la durata della detenzione, l’esito giudiziario, ma anche il mestiere, l’istruzione, la famiglia, la provenienza e i segni particolari della persona registrata. L’autrice ha trasformato questo vasto materiale manoscritto in un database, mettendolo poi in relazione con le fonti di polizia, le liste dei sovversivi e il Casellario Politico Centrale.
Ne emerge una storia dal basso del carcere e della repressione. Dietro le categorie amministrative compaiono individui in carne e ossa: lavoratori poveri, disoccupati, migranti giunti a Roma dalle province vicine, persone arrestate per infrazioni minori o sulla base del semplice sospetto. Gli anarchici non costituiscono un blocco uniforme né appaiono separati dal resto delle classi popolari. Condividono spesso condizioni materiali, piccoli reati, sorveglianza e violenza istituzionale con i detenuti definiti “comuni”.
Mary Gibson, professoressa emerita al John Jay College e al Graduate Center della City University of New York, nella presentazione al volume definisce quello di Badon un progetto «ambizioso» e una ricerca «prodigiosa e attenta». Le tabelle ricavate dalle matricole, osserva, mostrano che gli arresti per violenza erano pochi rispetto al totale e che molti detenuti venivano assolti: indizi di un potere di polizia capace di colpire poveri e disoccupati anche senza prove sufficienti. Il merito più profondo del libro, scrive Gibson, è ripristinare «la memoria dei nomi, delle vite e dei sogni» degli anarchici ordinari, rimasti a lungo nell’ombra dei loro leader intellettuali.
La storia ricostruita da Cristina Badon parla anche al presente. Quanto pesa l’allarme sociale nella costruzione delle politiche penali? Quando la prevenzione si trasforma in criminalizzazione della marginalità e del dissenso? Che cosa raccontano le biografie delle persone recluse sulle disuguaglianze di una società?
Ne discuteremo in un luogo, San Salvi, che conserva a sua volta una memoria viva delle istituzioni totali e delle lotte per i diritti, per aprire un confronto tra storia del carcere, libertà, controllo sociale e democrazia.
Giovedì 17 settembre 2026, ore 18.00
La Società della Ragione – San Salvi, Padiglione 35, Firenze
Ingresso libero.

