La chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari ha rappresentato un passaggio storico per il nostro Paese, liberando migliaia di persone da un destino segnato dallo stigma e dall’internamento. Ma ha lasciato anche aperta una questione cruciale: come garantire il diritto alla salute mentale a chi si trova in carcere?
Le carceri italiane, infatti, si sono mostrate spesso impreparate a gestire patologie psichiatriche complesse, continuando a “psichiatrizzare” chi fatica ad adattarsi alla vita detentiva, senza affrontare i fattori relazionali e ambientali che incidono profondamente sul benessere delle persone. Ne derivano violazioni del diritto alle cure, ritardi nello sviluppo dei servizi sanitari penitenziari e una persistente mancanza di misure alternative alla detenzione.
Per rispondere a questa sfida è nato il progetto di ricerca-azione Salute mentale in carcere dopo la chiusura degli OPG, finanziato con i fondi dell’otto per mille della Chiesa Valdese. La ricerca ha attraversato tre istituti penitenziari per indagare come funzionano i servizi di salute mentale e per favorire la costruzione di reti tra istituzioni e comunità capaci di immaginare modelli di cura integrati e realmente alternativi all’esclusione.
Il percorso ha coinvolto magistrati, dipartimenti di salute mentale, UEPE, servizi sociali territoriali e comunità, in un dialogo che ha fatto emergere tanto le criticità quanto le buone pratiche replicabili. Accanto all’indagine, il progetto ha promosso la diffusione dei risultati attraverso eventi pubblici, una pubblicazione, attività di partecipazione della cittadinanza e una miniserie podcast, le cui registrazioni stanno per concludersi.
Il primo momento di restituzione pubblica sarà la presentazione nazionale in streaming, martedì 30 settembre dalle 17 alle 18, sul canale YouTube di Fuoriluogo su questo sito e sui nostri social, con interventi di Katia Poneti, Giulia Melani e Riccardo Girolimetto e il saluto di Giuseppe Fanfani, Garante dei Detenuti della Regione Toscana. La ricerca sarà poi discussa in due convegni autunnali: a Firenze il 28 ottobre e a Udine il 13 novembre.
Con la conclusione del percorso restano i risultati concreti che saranno presentati nel rapporto di ricerca, on line dal 30 settembre. Un patrimonio che potrà orientare politiche più giuste e rispettose dei diritti delle persone detenute con patologie psichiatriche. Perché il carcere non può tornare a essere la “discarica” della sofferenza psichica: la salute mentale è un diritto che deve essere garantito a tutti, dentro e fuori le mura.
Scarica il report finale del progetto.

