La Società della Ragione aderisce all’appello “Contro il carcere del sospetto – Difendiamo l’articolo 27. No agli agenti infiltrati nelle carceri”, promosso da associazioni, operatori e operatrici, volontariə, insegnanti e cittadinə attivə nella tutela dei diritti delle persone detenute.
L’articolo 15 del decreto Sicurezza, convertito nella legge 24 aprile 2026, n. 54, autorizza gli ufficiali di polizia giudiziaria appartenenti ai nuclei investigativi della Polizia penitenziaria a svolgere operazioni sotto copertura all’interno degli istituti di pena. Una misura che estende al carcere strumenti investigativi pensati per il contrasto alla criminalità organizzata transnazionale, applicandoli però anche a dinamiche interne agli istituti come proteste, rivolte, evasioni, detenzione di telefoni cellulari e spaccio di sostanze.
Si tratta di una scelta grave e pericolosa. In un sistema penitenziario già segnato da sovraffollamento, degrado strutturale, carenza di attività trattamentali e compressione dei diritti fondamentali, introdurre agenti sotto copertura significa alimentare un clima di sospetto, paura e sfiducia. La copertura potrebbe assumere il volto di una persona detenuta, di un educatorə, di un infermierə, di un volontariə: proprio quelle figure su cui si fondano le relazioni di cura, ascolto, garanzia e accompagnamento.
Per La Società della Ragione questa norma rappresenta un ulteriore passo verso lo smantellamento del carcere costituzionale. L’articolo 27 della Costituzione afferma che le pene devono tendere alla rieducazione: non alla vendetta, non alla mera custodia, non alla trasformazione degli istituti in spazi opachi di sorveglianza e provocazione.
La sicurezza reale nelle carceri non nasce dall’infiltrazione delle relazioni di fiducia, ma dalla tutela dei diritti, dalla riduzione del sovraffollamento, dall’accesso alla salute, dal lavoro educativo, dalla trasparenza e dal controllo democratico sull’esecuzione penale.
Per queste ragioni La Società della Ragione sostiene l’appello e invita le realtà associative, professionali e istituzionali a mobilitarsi contro una norma che rischia di rendere il carcere ancora più chiuso, arbitrario e lontano dalla Costituzione.
Leggi l’appello, aderisci e diffondi. Il carcere non può diventare il luogo del sospetto permanente.

