La Società della Ragione ha aderito e sottoscritto una dichiarazione internazionale promossa da organizzazioni latino-americane e globali impegnate su politiche sulle droghe, riduzione del danno e diritti umani. Il testo respinge con forza l’uso del paradigma della “guerra alla droga” da parte degli Stati Uniti come giustificazione per pressioni, interferenze e interventi contro il Venezuela e, più in generale, contro Stati sovrani della regione.
Il documento parte da una constatazione che l’America Latina conosce per esperienza diretta: la “war on drugs” non è mai stata una risposta efficace ai mercati illeciti. Ha prodotto invece conseguenze devastanti e durature – militarizzazione, escalation della violenza, criminalizzazione delle popolazioni emarginate, esecuzioni extragiudiziali e gravi violazioni dei diritti umani – senza riuscire a ridurre produzione e offerta. Anzi, gli interventi militarizzati hanno spesso avuto un effetto perverso: consolidare e arricchire la criminalità organizzata, alimentando corruzione e impunità e spostando i traffici su nuove rotte e nuove forme.
In questo quadro, il testo mette in guardia dal ricorso alla nozione di “narcoterrorismo”, definita particolarmente pericolosa: non si tratta di una categoria riconosciuta dal diritto internazionale, ma di un’etichetta che storicamente è stata impiegata per allargare la discrezionalità degli apparati repressivi, giustificare operazioni segrete, uccisioni extragiudiziali e l’estensione della giurisdizione penale oltre i confini nazionali. L’appello denuncia anche la pretesa di applicare unilateralmente leggi nazionali in territorio straniero, descrivendo autorità e istituzioni di uno Stato come “sottratte” al sistema giudiziario di un altro. Si tratta di una pratica priva di fondamento giuridico e in aperto contrasto con i principi della Carta delle Nazioni Unite e dell’ordinamento internazionale.
La dichiarazione non ignora la realtà venezuelana. Riconosce la grave situazione dei diritti umani e la profonda crisi di legittimità istituzionale nel Paese. Ma afferma con nettezza che nessuna di queste circostanze può diventare motivo per sospendere il diritto internazionale o per legittimare approcci militari come meccanismi di intervento nella sovranità statale. La solidarietà con il popolo venezuelano, sottolineano i firmatari, deve tradursi in sostegno ai diritti, alla partecipazione democratica e all’autodeterminazione, non in pressioni e interferenze esterne che rischiano di creare precedenti pericolosi per tutta la regione.
Per La Società della Ragione, firmare questa dichiarazione significa riaffermare un principio essenziale: le politiche sulle droghe devono essere fondate su salute pubblica, riduzione del danno e diritti umani. Violenza, coercizione e logiche di guerra non hanno alcun ruolo legittimo nel rispondere alle sfide legate alle sostanze. Al contrario, il linguaggio della guerra sostituisce la deliberazione democratica con una logica di eccezione e finisce per normalizzare pratiche incompatibili con gli standard internazionali: quando la guerra diventa normalità, le violazioni dei diritti diventano invisibili.
L’appello conclude indicando la strada: rispetto della sovranità e costruzione di accordi multilaterali trasparenti, ancorati a obiettivi condivisi, liberi da imposizioni unilaterali, esternalizzazione dei rischi e scarico dei costi sui Paesi più fragili. È questa la cornice necessaria per affrontare, senza ipocrisie, sia le crisi democratiche sia le economie illecite, senza trasformare la “guerra alla droga” nell’ennesimo alibi per la politica di potenza.
- Qui il link alla traduzione integrale della dichiarazione e all’elenco dei firmatari
- Scarica qui il testo in spagnolo, portoghese e inglese (formato pdf)

