A un anno dalla morte Una eredità luminosa. Il pensiero e l’opera di Grazia Zuffa, a cura di Giulia Melani e pubblicato da Fuoriluogo / Edizioni Menabò, è un libro corale che ricostruisce la traiettoria politica e intellettuale di una figura centrale del femminismo italiano e della cultura garantista.
Non una commemorazione, ma un mosaico di voci — studiose, giuristi, compagne di militanza e attivisti — che restituisce la complessità di un percorso segnato dalla ricerca della libertà. Il volume attraversa le diverse stagioni della sua vita pubblica: dalla formazione nel Pci e nell’Udi, nella tensione di ridefinire il senso stesso dell’azione politica.
Dentro il partito Zuffa fu spesso una presenza eretica, capace di mettere in discussione linguaggi e dogmi della tradizione comunista a partire dalla pratica della differenza e dell’autonomia delle donne. Psicologa di formazione e poi senatrice tra il 1987 e il 1994, portò nelle istituzioni uno sguardo attento alla marginalità, capace di tenere insieme diritti e responsabilità collettiva: l’impegno su droga e carcere, la critica delle politiche proibizioniste, il lavoro con realtà come Forum droghe, Antigone e La Società della ragione.
Consulente del Comitato nazionale per la bioetica, affrontò con uno sguardo spiazzante temi come riproduzione assistita, fine vita e gestazione per altri, sempre a partire da un’idea relazionale della libertà. Il libro nasce dall’esigenza di raccogliere la memoria dell’incontro alla Casa delle donne di Roma un mese dopo la sua scomparsa. Una eredità luminosa – con l’introduzione di Ida Dominijanni e uno scritto del marito, Franco Corleone – invita a rileggere gli ultimi 50 anni della sinistra e del femminismo italiani attraverso una figura capace di attraversare istituzioni e movimenti senza rinunciare all’autonomia critica.

