La Società della Ragione ha aderito all’«Appello del mondo sanitario e civile contro la securitizzazione della cura. Il diritto alla salute delle persone migranti nel Nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo». Il documento, sottoscritto da organizzazioni sanitarie, associazioni per i diritti umani e realtà della società civile, denuncia il rischio che le procedure introdotte dal Nuovo Patto europeo trasformino lo screening sanitario delle persone migranti in uno strumento funzionale al controllo, al trattenimento e all’espulsione.
Le valutazioni sanitarie e delle vulnerabilità dovrebbero servire a garantire cure tempestive, protezione e presa in carico. Il sistema che si sta delineando rischia invece di sottoporre l’atto medico alle esigenze delle procedure di frontiera, collocando medici, psicologi e operatori in una condizione di “doppia lealtà” tra la tutela della persona e le richieste delle autorità amministrative e di pubblica sicurezza.
Particolarmente grave è la possibilità di svolgere gli screening all’interno di questure e uffici di polizia. La valutazione di condizioni complesse, come gli esiti di tortura, le violenze subite durante il viaggio, i disturbi post-traumatici o le vulnerabilità legate all’età, richiede ambienti protetti, riservatezza, personale qualificato e mediazione linguistico-culturale. Non può essere ridotta a un adempimento burocratico da completare in tempi accelerati e in un contesto coercitivo.
La scheda sanitaria non può diventare un lasciapassare verso il trattenimento nei centri di frontiera o nei CPR. I dati clinici non possono essere messi automaticamente a disposizione delle autorità di polizia, né il personale sanitario può essere trasformato in un ausiliario dei percorsi detentivi ed espulsivi.
La Società della Ragione condivide le richieste rivolte al Ministero della Salute, alle Regioni, alle aziende sanitarie e agli Ordini professionali: separare nettamente la cura dalle attività di controllo migratorio; garantire che ogni screening si svolga nelle strutture del Servizio sanitario nazionale; tutelare consenso informato, segreto professionale e protezione dei dati; assicurare personale adeguatamente formato e mediatori indipendenti; escludere dalla detenzione bambini, famiglie e persone vulnerabili.
La salute è un diritto fondamentale della persona, riconosciuto dall’articolo 32 della Costituzione, e non può essere condizionato dallo status giuridico, dalla nazionalità o dalla posizione amministrativa. Aderiamo all’appello perché rifiutiamo una concezione della sicurezza fondata sul confinamento e sulla compressione dei diritti. Gli spazi della cura devono restare luoghi di fiducia, ascolto e libertà. Non possono essere trasformati in nuove frontiere.

