Le immagini della uccisione di Abderrahim Fakir a Bologna hanno colpito i cuori e le menti di tutte le persone rimaste umane. Stupisce che qualcuno si attesti nella richiesta di indagini per negare l’evidenza. Troppi sono i casi di soggetti deboli bisognosi di aiuto che vengono stroncati grazie a tecniche di importazione statunitense. Certo bisognerà attendere il capo di imputazione per i due agenti della polizia di stato e per il cittadino “volonteroso” che bloccava i piedi del povero Fakir che inutilmente chiedeva aiuto. Ma la pratica di annientamento è intollerabile.
Si dovrà ragionare sulla abolizione di comportamenti che usano la forza ipocritamente sottoposta a regole disattese. La richiesta di maggiore preparazione degli agenti è davvero fuoriluogo. Il problema va risolto alla radice e i poliziotti o i vigili urbani devono mettersi in gioco con il loro corpo, rischiando come è giusto, per riportare alla ragione chi per motivi diversi ha perso il controllo.
Però il fatto più sconvolgente è legato al comportamento inerte di ben quattro operatori della Croce Rossa durante l’intervento di contenimento ripreso dal primo video circolato. Non hanno mosso un dito e solo alla fine, come ci ha poi mostrato il video diffuso dall’Ansa, hanno compiuto un tentativo di rianimazione dello sventurato Fakir ancora ammanettato.
Dobbiamo porci delle domande. Erano paralizzati dalla paura? Erano convinti che la polizia fosse padrona incontrastata della situazione? Non sapevano come interrompere lo scempio? Erano inconsapevoli del loro ruolo?
Questa sudditanza si verifica spesso in carcere dove gli operatori del servizio sanitario si mostrano incapaci di rivendicare il compito di tutelare la vita e la salute rispetto alla priorità della sicurezza.
È un episodio emblematico di un rapporto equivoco e malsano tra istituzioni. I tanti casi di morti per soffocamento richiedevano un intervento sanitario e sociale e non di polizia.
Va fatta chiarezza, ma in questo caso i sanitari erano presenti e sono stati spettatori, colpevoli o comunque non innocenti.
Una discussione è improcrastinabile.

