La vendetta è stata compiuta. Lo sgombero del Leoncavallo a Milano rappresenta la volontà di cancellare una storia e di riscriverla a colpi di blindati, con un ridicolo blitz di occupazione militare che tenta di rimuovere decenni di esperienze, lotte e cultura.
Il Leoncavallo è stato negli anni un luogo fondamentale anche per il movimento antiproibizionista. Qui si sono tenuti incontri e dibattiti sulla war on drugs e sull’alternativa delle politiche di riduzione del danno, che spesso sfociavano in iniziative pubbliche e popolari, come le feste della semina e del raccolto. In quelle occasioni non mancava il contributo di figure come Giancarlo Arnao, che amava il confronto con i giovani dei centri sociali.
La storia del Leoncavallo si intreccia così con quella di molte altre realtà di città diverse: Venezia, Bologna, Torino, Genova, Roma. In quegli anni si costruiva una rete di forti aggregazioni sociali e culturali che hanno inciso profondamente nel dibattito politico e nelle pratiche di libertà. Grazie anche all’impegno di Daniele Farina, da quelle esperienze si aprirono fronti di lotta contro le leggi repressive e per la legalizzazione delle droghe, anche in Parlamento.
Lo sgombero non cancella nulla di questa storia. Al contrario, ci ricorda l’urgenza di riprendere un filo che oggi sembra strappato, rilanciando percorsi di mobilitazione e di confronto. L’occasione della contro-conferenza di novembre a Roma può e deve essere il momento per riannodare quella memoria collettiva e trasformarla in nuove iniziative politiche.
La Società della Ragione, Forum Droghe e Fuoriluogo, aderiscono alla manifestazione nazionale del 6 settembre 2025 ed esprimono piena solidarietà al Leoncavallo e a chi in questi anni ne ha animato le attività, convinti che la storia non si possa cancellare con la repressione, ma continui a vivere nelle pratiche di libertà e giustizia sociale.

