Donne e Madri Dentro/Fuori
Progetto finanziato dall’Otto per mille della Chiesa Valdese con i fondi 2024 – OPM/2024/47909
Sintesi del progetto
Attraverso azioni volte al sostegno e al potenziamento delle competenze genitoriali delle donne detenute e delle donne in esecuzione penale esterna dei diversi contesti indicati, il progetto si pone l’obiettivo di favorire la consapevolezza delle detenute madri sulla loro competenza genitoriale e di promuovere lo sviluppo della capacità di rivendicare i propri diritti come genitori e, più in generale, affettivi.
Inoltre, attraverso una serie di incontri con testimoni significativi e personale penitenziario, il progetto mira a comprendere la visione della maternità detenuta da parte degli attori coinvolti ed elaborare un modello di intervento da diffondere, per contrastare lo stigma della cattiva madre e promuovere il pieno rispetto dei diritti genitoriali e dei diritti all’affettività e relazionalità delle donne detenute e in esecuzione penale.
Obbiettivi
Favorire la consapevolezza delle detenute madri circa la loro competenza genitoriale e i loro diritti, contrastando lo stigma della “cattiva madre”; aiutare le donne madri nel soddisfacimento dei loro diritti genitoriali e aiutare tutte le donne a rivendicare il loro diritto all’affettività e alla relazionalità; sensibilizzare su questi temi tutti gli attori del microcontesto carcerario.
Contesto di riferimento
Da ricerche fra le donne detenute e recenti rapporti sulla detenzione femminile, la relazione coi figli è segnalata come fattore importante di “sofferenza aggiuntiva” alla carcerazione per le donne madri sia per le difficoltà oggettive a mantenere il ruolo genitoriale e le limitate opportunità di vedere i figli/figlie (che le donne denunciano essere in genere eccessivamente scarse); sia perché non è ancora pienamente acquisita in settori di operatori del carcere (ma anche di operatori che si occupano di minori) l’importanza del mantenimento delle relazioni fra madri e figli, nell’interesse delle donne e al tempo stesso dei minori. Ci sono poi ragioni di cultura generale, poiché è ancora presente l’immagine sociale della detenuta come “cattiva madre” poiché avrebbe tradito il compito materno per il fatto stesso di aver commesso reato. Il fantasma della “cattiva madre” si sostanzia in un pesante stigma, che origina dall’ideologia del ruolo femminile di stampo patriarcale, colpisce non solo le madri ma tutte le donne. Di recente, lo stereotipo della “cattiva madre” è stato rilanciato pubblicamente attraverso proposte legislative di revoca della responsabilità genitoriale a gruppi di donne condannate. Il contrasto allo stigma e l’azione per il miglioramento delle condizioni delle donne madri nello svolgimento del loro ruolo genitoriale comporta più livelli di intervento: dal sostegno alle donne detenute, alla crescita di consapevolezza dei vari attori che operano nel carcere, che amministrano la giustizia, che si occupano di minori, alla promozione di una nuova cultura per orientare l’opinione pubblica e i policy maker.
Descrizione del progetto
Il progetto comprende 1) un’azione rivolta alle donne detenute, (madri e non madri); 2) un’azione rivolta agli attori – del carcere, del sistema giustizia, del sistema sociale- che a vario titolo si occupano delle relazioni delle madri detenute coi figli e governano le relazioni delle donne detenute con l’esterno; 3) monitoraggio e valutazione d’impatto del progetto stesso; 4) la disseminazione dei risultati.
1) L’azione rivolta alle donne detenute consiste in n.3 incontri laboratoriali, in una delle 4 sezioni femminili degli istituti penitenziari italiani sede del progetto (Messina) e in un ciclo di ulteriori 3 incontri laboratoriali rivolto alle donne in esecuzione penale esterna dell’area torinese. Gli incontri avranno come oggetto il pieno riconoscimento da parte delle donne detenute delle loro competenze genitoriali e il potenziamento di tali competenze; il sostegno al diritto delle madri detenute al rapporto regolare e continuativo coi figli; l’individuazione degli ostacoli che eventualmente si frappongano al raggiungimento di tale diritto; il sostegno a tutte le donne detenute a rivendicare l’importanza dell’affettività e delle relazioni significative con l’esterno; i modi per contrastare lo stigma che ancora colpisce le donne autrici di reato. Gli incontri saranno condotti da una facilitatrice insieme ad una tutor, successivamente sottoposti ad analisi di contenuto.
2) L’azione rivolta al microcontesto carcerario e giudiziario consiste in a) interviste a testimoni significativi (direttori del carcere, capi polizia penitenziaria, responsabili UIEPE, garanti dei diritti, rappresentanti della magistratura, rappresentanti dei servizi sociali competenti per i minori). Queste interviste al microcontesto carcerario si svolgeranno in tre dei quattro siti: Vercelli, Pisa e Torino. b) n.1 focus group con agenti di polizia penitenziaria, con personale psicopedagogico e giuridico, con soggetti del volontariato complessivo per tutti i siti (Torino, Vercelli, Pisa, Messina). A questo incontro on line parteciperanno soggetti di ciascuno degli istituti penitenziari e altri luoghi di esecuzione di pena coionvolti nel progetto. Gli incontri saranno condotti da una facilitatrice e sottoposti ad analisi di contenuto.
3) Il monitoraggio e la valutazione d’impatto si svolge attraverso la traduzione degli obiettivi di progetto in cambiamenti desiderati, in particolare relativamente alle attitudini dei vari attori del contesto carcerario verso la valorizzazione delle competenze genitoriali delle donne e in generale dell’affettività e della relazionalità come fattore protettivo all’interno del carcere. A partire dalle attività di monitoraggio e dai materiali raccolti durante le attività progettuali, si procederà a produrre: a) un modello di intervento e linee guida per best practices b) report di valutazione di impatto delle azioni intraprese tramite l’utilizzo del modello Community Impact (Meringolo, Volpi, Chiodini, 2019); c) panel di esperti sulle linee guida d) incontri di restituzione nei 4 siti di intervento
4) E’ prevista una Relazione Finale sui risultati del progetto che sarà disseminata attraverso i siti del soggetto capofila, dei soggetti partner e di altri soggetti coinvolti. E’ prevista la produzione di un Podcast sul tema Donne e Madri dentro/fuori coi materiali raccolti nel progetto, per illustrare in maniera largamente comunicativa le problematiche di genitorialità e di relazionalità delle donne detenute, sostenere i loro diritti, combattere lo stigma.
Beneficiari diretti e indiretti
Le donne detenute e i minori figli/e di soggetti reclusi nelle sezioni femminili dei penitenziari di Torino, Vercelli, Pisa e Messina e le donne in esecuzione penale esterna dell’area torinese e i loro figli minori rappresentano i beneficiari diretti.
Beneficiari indiretti sono: gli operatori/trici del carcere (perché ci si aspetta che il progetto migliori il clima relazionale negli istituti); le comunità territoriali (per il rinnovamento culturale e la spinta all’integrazione).

