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Salute mentale in Carcere dopo la chiusura degli OPG

Progetto di ricerca azione sulla salute mentale in carcere finanziato dall'Otto per mille della Chiesa Valdese

da Redazione
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Scheda del Progetto

Salute mentale in carcere dopo la chiusura degli OPG

Un progetto finanziato dall'otto per mille della Chiesa Valdese

La tutela della salute mentale e l’assistenza psichiatrica in carcere necessitano di un radicale ripensamento dopo la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG). In precedenza, l’OPG funzionava come un grande e indistinto contenitore di problematiche a cavallo fra la dimensione di marginalità sociale e quella di disturbo psicopatologico, secondo la logica manicomiale: in conseguenza, l’amministrazione penitenziaria poteva devolvere all’OPG la gestione sia dei detenuti/detenute che manifestavano sintomi di patologie specifiche psichiatriche, sia di detenuti/detenute con problematiche di disadattamento al carcere, che manifestavano comportamenti non facilmente gestibili da parte degli operatori penitenziari. In altre parole, il vecchio Ospedale Psichiatrico Giudiziario funzionava come una sorta di “discarica carceraria” (sulle orme del vecchio manicomio civile, che funzionava come una vasta “discarica sociale”). Il carcere (e più in generale il sistema giudiziario) sono perciò storicamente impreparati rispetto alla tutela della salute mentale. Con conseguenze gravi di diversi tipi: 1) di ritardo nello sviluppo dei servizi di salute mentale gestiti dal Servizio Sanitario Nazionale all’interno del carcere 2) di violazione del diritto alla salute delle persone che manifestano in carcere patologie psichiatriche gravi, poiché questi soggetti non usufruiscono in genere di misure alternative alla detenzione specifiche per le patologie psichiatriche e dunque non sono adeguatamente presi in carico sul territorio come dovrebbero; 3) di “psichiatrizzazione” (nel senso di “etichettamento psichiatrico” indiscriminato) di soggetti che non si adattano alla vita carceraria, con un rimando continuo dell’assunzione di responsabilità nella gestione e trattamento di questi soggetti dai servizi psichiatrici alla direzione degli istituti penitenziari. La “psichiatrizzazione” è anche collegata al focus esclusivo sui deficit psichici individuali, che porta a trascurare i fattori di contesto che incidono sulla salute mentale. Tali fattori di contesto sono invece particolarmente importanti nella realtà carceraria. Nello specifico, l’attenzione ai fattori di contesto -relazionali e ambientali-è indispensabile per impostare una corretta prevenzione del suicidio e dell’autolesionismo poiché al momento la prevenzione del suicidio è quasi esclusivamente concentrata sulla individuazione dei soggetti a rischio, senza la dovuta attenzione sia alle condizioni carcerarie in generale, sia alla quantità/qualità delle relazioni che i detenuti/le detenute intrattengono con persone significative fuori dal carcere (familiari, amici etc.), così come dentro il carcere (altri detenuti, personale di varia funzione) .

Obiettivi

1) Offrire un quadro di conoscenza a livello nazionale circa l’organizzazione delle attività preventive e curative in carcere in carico ai Dipartimenti di Salute Mentale (DSM); 2) Fornire un approfondimento in tre carceri (Prato, Udine, Rebibbia di cui si allegano lettere di adesione), scelti per le diverse caratteristiche, del funzionamento dei servizi di salute mentale in carcere in relazione alla prevenzione nel campo della salute mentale e alla diagnosi e presa in carico delle persone con i disturbi più gravi; 3) Fornire un approfondimento nelle realtà dei tre carceri scelti (Prato, Udine, Rebibbia) circa il livello di integrazione/collaborazione fra i diversi attori istituzionali (Magistratura, Dipartimento di Salute Mentale, comunità terapeutiche, Ufficio Esecuzione Penale Esterna, ASL e servizi sociali territoriali), coinvolti nella problematica del trattamento dei soggetti con disturbi psichiatrici gravi; 4) Sulla base dei risultati del punto 3, scegliere un carcere (fra i tre in precedenza considerati) per attivare lì una rete di attori istituzionali chiave (Magistratura, Dipartimento di Salute Mentale, comunità terapeutiche, Ufficio Esecuzione Penale Esterna, ASL e servizi sociali territoriali) e di rappresentanti delle comunità territoriali per elaborare/rafforzare un modello di intervento integrato che garantisca il diritto a cure appropriate alle persone detenute con patologie mentali gravi; 5) Avviare nello stesso carcere prescelto del punto 4 un percorso con le varie agenzie territoriali per facilitare la cura e l’inserimento sul territorio e in famiglia delle persone detenute con patologie mentali, avendo in vista gli obiettivi della maggiore autonomia personale possibile dei pazienti e facendo in modo che l’assistenza non pesi unicamente sul nucleo familiare di origine ma che questo possa disporre di un valido sostegno da parte delle agenzie territoriali socioassistenziali. Il progetto si articolerà nelle seguenti azioni:

Azione 1 – Creazione gruppo di ricerca intervento e analisi preliminare

a) Creazione del gruppo di ricerca-intervento, composto da stakeholder provenienti dai territori dei tre carceri scelti b) Ricognizione dati nazionali circa le modalità di approccio alla prevenzione della salute mentale e al trattamento delle patologie psichiatriche in carcere; c) approfondimento sulle modalità di intervento e sui modelli operativi circa la salute mentale nei tre istituti penitenziari (in particolare sul funzionamento dei DSM); Attività specifiche: 3 sopralluoghi nelle carceri e contatto con gli stakeholder e creazione del gruppo di ricerca-intervento Raccolta dati nazionali e regionali dalle agenzie istituzionali interessate (DAP, Garante nazionale, etc.) e dalle ONG specializzate (Osservatorio salute mentale, Rete Stop OPG etc.); 3 interviste in profondità a responsabili/referenti dei servizi di salute mentale; 3 interviste con rappresentanti dell’amministrazione penitenziaria; L’azione produrrà: 1 rapporto di ricerca con analisi dati descrittiva generale (saranno presentati dati e aggregati e differenziati per regione) e un quadro dei modelli di intervento sulla salute mentale.

Azione 2 Creazione di una rete di istituzioni e risorse comunitarie

d) Creazione di una rete di istituzioni e risorse comunitarie nella realtà di uno dei tre carceri considerati (prescelto al punto 4) per avviare buone pratiche di cura sul territorio e di reinserimento di persone condannate con patologie mentali; Attività specifiche: 1 focus group o 6/8 interviste in profondità a stakeholder (Magistratura, Avvocatura, Dipartimento di Salute Mentale, comunità terapeutiche, UEPE, associazioni dei familiari, servizi sociali); 1 analisi SWOT per comprendere punti di forza e di fragilità del sistema 1 Workshop con rappresentanze degli stakeholder facenti capo all’istituto prescelto; L’azione produrrà: 1 scheda riassuntiva punti di forza/aree problema del sistema di reinserimento persone detenute con patologie mentali; La messa in rete delle istituzioni e della comunità locale intorno alla realtà carceraria (I focus/group e le interviste saranno condotte da ricercatrici/ricercatori con comprovate competenze professionali, in psicologia, sociologia o scienze sociali, e discipline affini)

Azione 3. Coinvolgimento della cittadinanza e disseminazione

f) Coinvolgimento della cittadinanza e informazione pubblica sulla problematica della salute mentale in carcere e della presa in carico delle patologie più gravi. L’azione produrrà: Pubblicazione in formato on line/stampa dei risultati del progetto, inviata alle carceri e al DAP 1 evento divulgativo pubblico in presenza a livello nazionale 1 evento online Disseminazione del progetto attraverso ufficio stampa social, newsletter e sito web Miniserie podcast sul progetto (4 episodi) Disseminazione della pubblicazione e dei risultati

Azione 4. Monitoraggio e valutazione

g) Monitoraggio e valutazione del progetto Nelle fasi iniziali del progetto verranno realizzati due incontri con il gruppo di ricerca con le seguenti finalità: 1. Traduzione degli obiettivi di progetto in cambiamenti desiderati, in particolare relativamente alle dimensioni di attivazione della rete di attori istituzionali e di facilitazione della cura e l’inserimento sul territorio delle persone detenute con patologie mentali ). 2. Definizione e co-costruzione di un set di strumenti e indicatori quali-quantitativi per la rilevazione dei cambiamenti desiderati. A partire dai cambiamenti desiderati e dalla valutazione degli strumenti già utilizzati dal gruppo di progetto, saranno sviluppate, in modo co-costruito, due schede di monitoraggio e rilevazione dei cambiamenti desiderati tramite dati quali-quantitativi. Verranno inoltre definiti gli opportuni strumenti di rilevazione e gli indicatori necessari per la valorizzazione delle attività di coinvolgimento del territorio e della cittadinanza nella cura e inserimento delle persone detenute con patologie mentali. Al termine del progetto, a partire dalle attività di monitoraggio e dai documenti realizzati durante le attività progettuali, si procederà alla realizzazione di un report di valutazione di impatto delle azioni intraprese tramite l’utilizzo del modello Community Impact (Meringolo, Volpi, Chiodini, 2019). Attività: 2 incontri di definizione dei cambiamenti desiderati e di co-costruzione di un set di strumenti e indicatori quali-quantitativi per la rilevazione dei cambiamenti desiderati nelle attività; Analisi dei materiali prodotti per la disseminazione e delle schede di rilevazione del coinvolgimento del territorio; Prodotti 2 Schede di valutazione e monitoraggio dei cambiamenti realizzati dalle attività previste nel progetto 1 Report di valutazione

Progetto sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese.

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