Ci sono vuoti che sono più difficili da colmare di altri, perché è rara la riuscita alchimia – in una sola persona – tra sapienza giuridica, sensibilità politica, ricchezza umana. Come in Vladimiro Zagrebelsky, scomparso per un improvviso malore nella giornata di ieri, 5 agosto 2025.
A pieno titolo, è stato un esemplare Giurista dei diritti umani fondamentali. Accademico e Magistrato. Eletto, per ben due volte, Consigliere togato del CSM. Da responsabile dell’Ufficio legislativo, ha fatto parte di quella squadra riformatrice e garantista – insieme al Guardasigilli Giovanni Maria Flick, al sottosegretario Franco Corleone e al capo del DAP Alessandro Margara – che ha operato al Ministero della Giustizia dal 1996 al 1998.
Ha impresso un’impronta profonda soprattutto nell’ambito della tutela internazionale dei diritti fondamentali, come Presidente della Commissione ONU per la prevenzione della criminalità e, poi, quale Giudice della Corte Europea dei Diritti dell’uomo, dal 2001 al 2010. Un’esperienza sapientemente travasata in due importanti pubblicazioni scientifiche: il Commentario breve alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedam, 2012), curato insieme a Sergio Bartole e Pasquale De Sena; il Manuale dei diritti fondamentali in Europa (il Mulino, 2022, giunto alla sua III edizione), realizzato con Roberto Chenal e Laura Tomasi.
Restano preziosi i suoi commenti giuridici firmati per il quotidiano la Stampa, scritti con una penna rigorosa ma sempre comprensibili al lettore.
Idealmente, è stato un compagno di strada de La Società della Ragione, aderendo di persona ad alcune battaglie di scopo miranti a ripristinare la legalità costituzionale dietro le sbarre: dalla sottoscrizione della lettera aperta rivolta al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per l’invio di un suo messaggio alle Camere sulla «prepotente urgenza» del sovraffollamento carcerario (Vladimiro Zagrebelsky fece parte della delegazione dei firmatari ricevuta al Quirinale, il 27 settembre 2012), alla più recente campagna per il diritto dei detenuti all’affettività inframuraria.
La Società della Ragione esprime tutta la sua tristezza per la perdita – con Vladimiro Zagrebelsky – di una voce limpida, ferma, autorevole, che ha sempre “preso sul serio” le Carte dei diritti come strumenti per il loro effettivo esercizio.
Foto: Quirinale.it

