«La dignità umana non si acquista per meriti e non si perde per demeriti. Dignità e persona coincidono: eliminare o comprimere la dignità di un soggetto significa togliere o attenuare la sua qualità di persona umana. Ciò non è consentito a nessuno e per nessun motivo[1]».
Muovendo da questa considerazione e prospettiva, e riprendendo le fila di un discorso risalente nel tempo[2], è possibile commentare brevemente l’ordinanza emessa il 5 agosto u.s. dal Tribunale di sorveglianza di Torino, che può leggersi qui in allegato; prima di passarla rapidamente in esame, non solo per la soluzione offerta nel caso di specie, ma per le prospettive che potrebbe aprire, proviamo a riavvolgere il nastro, spigolando qua è là su alcuni precedenti. Leggi tutto.

