[Articolo di Alessandra Pigliaru su il manifesto del 10 febbraio 2026]
Intelligenza, passione e rigore sono tre delle molte parole che si attagliano al nome di Grazia Zuffa. Femminista, intellettuale, militante, fondatrice del Forum Droghe e della Società della Ragione – insieme a Franco Corleone, marito e compagno di una vita, Zuffa è stata docente di Psicologia delle Tossicodipendenze a Firenze, senatrice e dirigente – dell’Udi e del Pci. A un anno dalla sua morte (9 febbraio 2025), l’ampiezza dei temi che ha attraversato interroga questo presente ed è difficile dire quanto la sua intransigente lucidità sarebbe utile per decifrare il pantano contemporaneo che ci assedia.
DALLA LIBERTÀ FEMMINILE alle tecnologie riproduttive, dalla bioetica alle droghe e alla giustizia sociale, dal carcere alla salute mentale, le stagioni politiche che l’hanno vista in prima fila sono oggi al centro di due volumi preziosi pubblicati per le edizioni Menabò: il primo, edito nel 2025, a trent’anni dal Forum Droghe e dal numero zero di Fuoriluogo (fino al 2008 supplemento del manifesto, poi rubrica ma soprattutto esperienza aperta), si intitola Stigma e pregiudizio. Uno sguardo dissacrante sulle droghe e raccoglie parte dei numerosi articoli, interventi e stralci di saggi composti da Zuffa dal 2010 al 2022 (pp. 196, euro 15, con scritti di Franco Corleone, Susanna Ronconi, Stefano Vecchio); leggendolo, colpisce l’attualità di un pensiero vivido, ancora in movimento, impegnato nella decostruzione di politiche repressive: dalle mitologie legate alla «incontrollabilità delle droghe» alla strumentalità della «tolleranza zero» fino alla introduzione, e la relativa evoluzione, del concetto di «riduzione del danno».
La discussione pubblica in Italia su questi argomenti si deve anche al lavoro, collettivo, del Forum e alla produzione di alcuni testi che forniscono un punto di riferimento, ad esempio il volume di Grazia Zuffa I drogati e gli altri (Sellerio, 2000) sulle politiche penali, proibizionistiche e sociali. Le molte reti, locali e globali, che negli anni Grazia Zuffa ha saputo coltivare e, in larga parte, creare e abitare (basterebbe citare Antigone e il Gruppo Abele) sono di ulteriore orientamento e presenti nel suo Stigma e pregiudizio. La pratica delle relazioni, stoffa di un metodo che dopo l’incontro con il movimento delle donne e del femminismo non l’ha più abbandonata, e che stabilisce l’esperienza dirimente e di taglio, di approccio e di complessità, si ritrova in particolare nella collettanea Una eredità luminosa. Il pensiero e l’opera di Grazia Zuffa (pp. 111, euro 12), a cura di Giulia Melani, con la nota introduttiva di Ida Dominijanni e gli scritti di Stefano Anastasìa, Alessandra Barberis, Maria Luisa Boccia, Stefano Canestrari, Franco Corleone, Cecilia D’Elia, Maria Grazia Giannichedda, Giulia Melani, Patrizia Meringolo, Marisa Nicchi, Tamar Pitch, Anna Pizzo, Susanna Ronconi e Monica Tpraldo di Francia.
ESITO DELL’INCONTRO tenutosi alla Casa Internazionale delle Donne di Roma il 18 marzo 2025, organizzato per Zuffa ricordandone il rilievo, il libro Una eredità luminosa offre la possibilità di seguire l’apprendistato, irriducibile e incarnato, di chi ha inteso cruciale la postura e il posizionarsi dinanzi e attorno ad alcuni nodi pulsanti: la prospettiva del pensiero della differenza sessuale (centrale è il volume L’eclissi della madre, con Maria Luisa Boccia per Pratiche editrice, 1998); il rapporto tra femministe e comuniste (nella esperienza diretta di Grazia Zuffa interna alla rivista «Rosa», «Reti», «Memoria» e altre, nel crocevia della fine degli anni Settanta fino ai primi Novanta); i diritti riproduttivi e il dibattito intorno alla cosiddetta «Gpa» (uno dei suoi ultimi interventi è ora disponibile nel recente Gestazione per altre persone. Legami, desideri, corpi, norme, per Società Editrice Fiorentina, a cura di Federica Buongiorno, Xenia Chiaramonte e Matteo Galletti); la detenzione (si veda almeno Recluse. Lo sguardo della differenza femminile sul carcere, scritto con Susanna Ronconi, Ediesse 2014 e ora Futura editrice 2023; l’ultimo suo scritto per «Fuoriluogo», sulle pagine di questo giornale, risale all’11 settembre del 2024 e si intitola, emblematicamente, «Perché ogni bambino nasca in libertà, no al ddl sicurezza»); la salute mentale (come segnala Maria Grazia Giannichedda, pochi giorni prima di morire Grazia Zuffa aveva partecipato all’incontro preparatorio del seminario «No a manicomi e Opg, vecchi e nuovi», un’attenzione che arriva fin dagli anni Novanta nell’incontro con Franca Ongaro).
Amore, gratitudine e precisione, sono infine queste le tre parole che svettano nella «luminosa eredità» di una donna che ha fatto della propria vita un’avventura irripetibile.
* Domani, mercoledì 11 febbraio dalle ore 17, nella sede della Società della Ragione a Firenze (Pad. 35, Area San Salvi), si parlerà di «Un anno senza Grazia, un anno con grazia».

