Il sistema di giustizia minorile italiano, un tempo modello riconosciuto a livello internazionale per il suo approccio educativo e rieducativo, è oggi oggetto di una severa denuncia davanti alle Nazioni Unite. Antigone, Defence for Children Italia e Libera hanno inviato al Comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia un rapporto che documenta un netto arretramento culturale, normativo e pratico, verso un sistema sempre più punitivo e sempre meno rispettoso dei diritti dei minori.
La fotografia è allarmante. Per la prima volta le carceri minorili italiane sono sovraffollate: dai 392 detenuti del 2022 si è passati ai 586 del giugno 2025. Il Decreto Caivano, approvato sull’onda di campagne mediatiche securitarie, ha ampliato il ricorso alla detenzione cautelare e ridotto l’accesso a misure alternative. Il sovraffollamento riguarda più della metà degli istituti, con celle in cui si dorme per terra e ragazzi costretti a passare fino a 22 ore al giorno chiusi in cella, senza scuola, attività o formazione. Circa la metà dei detenuti sono minori stranieri non accompagnati, spesso trattati con psicofarmaci più che con educazione.
A Bologna, una sezione del carcere per adulti della Dozza è stata riconvertita in istituto minorile, in palese violazione delle norme internazionali che impongono una netta separazione tra adulti e minori. Nel frattempo, le proteste dei ragazzi sono represse con durezza: con l’introduzione del nuovo reato di “rivolta carceraria”, anche forme passive di resistenza possono portare a condanne fino a otto anni.
Le oltre 100 organizzazioni e personalità – tra cui la Società della Ragione – che sostengono il documento chiedono l’abolizione del Decreto Caivano, la chiusura della sezione minorile della Dozza e un ritorno a un sistema realmente educativo: con più educatori, attività scolastiche, percorsi individualizzati e il rispetto dei diritti affettivi e relazionali.
Un’infanzia in carcere non è solo una sconfitta dello Stato di diritto, ma una ferita profonda alla società tutta. La speranza è che la denuncia all’ONU serva a invertire la rotta prima che il modello italiano si perda del tutto.

