Controcorrente è il calendario che è stato realizzato dalla Società della Ragione per le persone detenute e che è stato presentato il 17 dicembre a una delegazione di 70 recluse e reclusi nel “Giardino degli Incontri” a Sollicciano, da Valentina Angioletti (vicedirettrice di Sollicciano), Giulia Melani (Presidente della Società della Ragione), Franco Corleone (Presidente onorario della Società della Ragione), Katia Poneti (ufficio del Garante regionale toscano dei diritti delle persone detenute), Giuseppe Fanfani (Garante regionale toscano dei diritti delle persone detenute) e Matteo Paternò (Fondazione CR Firenze).
Un oggetto che vuole portare negli spazi della detenzione arte, parole e diritti costituzionali, per cercare di restituire senso al tempo peculiare della pena.
Sfogliando il calendario, al mese di marzo, si possono leggere le parole di Goliarda Sapienza ne L’Università di Rebibbia: «E non c’è televisione o radio centralizzata in ogni cella che possa spazzare via l’atrocità dell’essere espulsi dal consesso umano e lasciati a marcire in questi luoghi».
Di fronte all’atrocità del carcere e alla costante negazione dei diritti, il calendario, piccolo strumento di uso quotidiano, vuole provare a riaffermare i diritti delle persone detenute, con i suoi articoli della costituzione selezionati, anche tradotti in arabo e in inglese, per reclamare il “pane” – condizioni di vita dignitose, strutture adeguate e non sovraffollate, diritti minimi e materiali – ma anche le “rose”, dignità, affetti, bellezza e tempo restituito come senso e non solo come attesa.
Proprio nelle parole delle persone detenute che sono intervenute durante l’incontro, hanno preso corpo richieste di rispondere a bisogni materiali – le muffe, la scarsa igiene, la mancanza di acqua calda – ma anche ad altre umane necessità: la possibilità di farsi proattivi e autonomi, di costruire progetti, di vivere in un tempo che abbia un passato, un presente ed un futuro, la necessità di superare la peculiarità delle ancor più scarse opportunità offerte alle donne detenute e il bisogno di fruire di un pieno diritto all’istruzione.
Presentare immagini di mesi e giorni a chi vive in un luogo senza tempo può sembrare contraddittorio, ma il dono che raggiungerà le detenute e i detenuti di Sollicciano, del Gozzini e di Arezzo, vuole accompagnare i giorni per provare a contrastare l’isolamento e ricordare la speranza, la progettualità, il futuro. Le opere d’arte, i pensieri controcorrente e le immagini scelte dal progetto mostrano come cultura e bellezza possano aprire orizzonti di senso, resistendo a una quotidianità fatta di violenza e mancanza di dignità. E lo mostra anche il luogo in cui l’iniziativa si è svolta, quel magnifico “giardino degli incontri”, ultimo progetto di Michelucci, realizzato in ascolto delle persone detenute e progettato insieme a loro.
Le donne detenute, in un momento emozionante della mattinata, hanno donato alle relatrici e relatori, una borsa realizzata a mano nel laboratorio di serigrafia, con la scritta “scuola arte libera tutti”. Uno scambio di doni controcorrente ha concluso una giornata di piccola resistenza in tempi torbidi.

