Coronavirus in carcere, è Caporetto

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La rivolta scoppiata nelle carceri rappresenta davvero la Caporetto dell’Amministrazione Penitenziaria e rende evidente l’incapacità di governare una realtà difficile.

Di fronte al sovraffollamento che ha ripreso a mordere rendendo insopportabili le condizioni di vita quotidiana, si è pensato a proclamare solo divieti invece che studiare misure più ampie per salvaguardare la salute in un ambiente particolare come il carcere. Dopo avere affossato la promessa di un carcere ancorato ai principi della Costituzione realizzando i contenuti del lavoro degli Stati Generali, si è imposto un carcere chiuso in se stesso.

Niente si è fatto per informare i detenuti e le detenute sulla particolare minaccia del virus in carcere, sulle precauzioni da adottare, su come l’Amministrazione intendeva agire per ridurre il rischio di contagio. Così il decreto è risultato incomprensibile e ha fatto da detonatore.

Guai se alle rivolte seguisse la repressione. Torneremmo indietro di cinquanta anni. Occorre avere la forza di adottare un piano per permettere a quanti più detenuti possibile l’uscita dal carcere, in base al principio di parità fra cittadini nella tutela della salute: avvalendosi dell’apparato normativo esistente, dalle misure alternative alla detenzione domiciliare, e riutilizzando la liberazione anticipata speciale.

Il decimo Libro Bianco sugli effetti della legge antidroga ha messo in luce con ancora più chiarezza che oltre il 50% dei detenuti hanno a che fare col consumo di sostanze stupefacenti. Da anni si proclama da più parti che “i tossicodipendenti non dovrebbero entrare in carcere”, per detenzione di droga o piccolo spaccio. Invece proprio pochi giorni fa la ministra dell’Interno Lamorgese prometteva un decreto per incarcerare i responsabili dei fatti di lieve entità. Una proposta demagogica che oggi si rivela ridicola.

Sulla base di dati inoppugnabili da una recente ricerca nelle carceri toscane, abbiamo denunciato che già oggi, contro la legge, troppe persone vengono rinchiuse in carcere per reati minori, attraverso una scorretta applicazione del comma 5 dell’articolo 73 del Dpr 309/90. Per questo abbiamo chiesto una riformulazione della norma. Il deputato Riccardo Magi ha accolta la richiesta e la modifica è in discussione alla Commissione Giustizia della Camera.

La Società della Ragione rivolge un appello perché questa riforma e altre, come il diritto alla affettività e alla sessualità in carcere, siano esaminate al più presto, con intelligenza e umanità.

Di fronte all’emergenza coronavirus, abbiamo deciso di rimandare l’assemblea annuale della Società della Ragione, prevista per il 20 marzo, e il Seminario sulla proposta di legge per il superamento delle norme del Codice Rocco sulla non imputabilità per i soggetti dichiarati incapaci di intendere e volere.

Intendiamo utilizzare questo tempo di sospensione per predisporre iniziative e rilanciare idee, per una fase successiva che speriamo si apra all’insegna della convivenza civile e di una maggiore solidarietà umana.

Per info e adesioni: segreteria@societadellaragione.it

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